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Appalti, la riforma è legge. Ora bisogna attuarla e farla funzionare

Il Senato ha approvato ieri la legge delega sulla riforma degli appalti affidando – non casualmente – un ruolo centrale all’Anac di Raffaele Cantone. Una riforma che, secondo gli estensori, “può far ripartire l’Italia” dal momento che il settore muove oltre 100 miliardi di euro e – secondo le stime del ministro Delrio – vale il 15% del Pil.
Il presidente della Commissione Ambiente di Montecitorio, Ermete Realacci, ha spiegato che la legge “apre una nuova stagione di trasparenza, efficienza, qualità, partecipazione, tempi e regole certi nei lavori pubblici”, mentre il vice ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, ha sottolineato che “il nuovo codice si muove all’interno di una cornice europea, semplificatoria e fortemente innovativa”.
Un salto avanti verso la modernizzazione? Staremo a vedere. La riforma è certamente importante anche perché introduce un codice leggero, prevede premi alle imprese efficienti e fissa nuove regole sulla legalità. Ma – prima di festeggiare – quella riforma va attuata (i decreti dovrebbero arrivare entro il 18 aprile) e soprattutto fatta funzionare. Cosa, questa, assolutamente non facile in un paese come l’Italia caratterizzato da un tasso di corruzione a livelli insopportabilmente alti (ed ecco spiegato il coinvolgimento diretto di Cantone) oltre che da una bassissima devozione fiscale (l’evasione, come ha ricordato il presidente Mattarella nel discorso di fine anno citando una stima della Confindustria, “vale ben 7,5 punti di Pil” e danneggia la crescita e “gli onesti”). Canteremo vittoria – vogliamo augurarcelo! – quando sarà stilato il primo bilancio di una riforma che ha l’ambizione di semplificare e di rimettere in moto lo sviluppo.