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Le rassicurazioni di Padoan sui conti pubblici e la svolta che non arriva

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan assicura che “i conti pubblici italiani sono pienamente sotto controllo” e che “il governo non è intenzionato a modificare la politica economica e di bilancio, che resta orientata alla crescita e alla riduzione del debito”. La Commissione europea vede invece un disavanzo leggermente superiore ed una crescita un po’ più bassa rispetto alle stime ufficiali dell’esecutivo italiano.
A maggio rischiamo una stangata dall’Europa? Non è del tutto da escludere. Anche perché la crescita resta anemica e le prospettive della congiuntura mondiale – che ci condizionano – non appaiono esaltanti. Al contrario, oltre a quanto già previsto (calo degli emergenti, rallentamento della Cina ecc. ) c’è già chi parla – Robert Reich fra questi – di una nuova recessione per gli Stati Uniti a fine 2016.
Bisogna dunque mettere da parte le polemiche con l’Unione e lavorare sodo per rimettere ordine in casa nostra rimuovendo gli storici freni alla crescita: burocrazia, corruzione, evasione fiscale, investimenti e via discorrendo. Senza accampare scuse, pretendere sconti su sconti e lascarsi andare a inutili piagnistei.
Nella consapevolezza, sottolineata oggi da Guido Gentili dalle colonne del Sole 24 Ore, che “sulla crescita serve un balzo” più che una manciata di decimali. Solo con una ripresa robusta è infatti possibile rilanciare sul serio un mercato del lavoro che ha chiuso il 2015 (dati Istat) con appena 109mila occupati in più nonostante la generosa decontribuzione del Jobs Act. Giusto per fare un esempio, gli Stati Uniti solo a gennaio hanno creato 151mila nuovi posti. E se ne aspettavano, fra l’altro, molti di più.