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La ripresa appena cominciata è già finita? No, ma in giro non c’è aria di festa

La ripresa appena cominciata è già finita? Certamente no, ma sicuramente non si irrobustisce. Anzi stenta decisamente ad ingranare. Come dimostra anche il Misery Index dell’ufficio studi di Confcommercio: a dicembre 2015 l’indicatore che misura il disagio percepito si è infatti attestato a 19,2 punti, in aumento di due decimi rispetto al mese di novembre.
Altri dati, stavolta della Commissione europea, confermano che le cose non stanno andando come dovrebbero. Nel biennio 2016-2017 l’Italia dovrebbe crescere del 2,7% (dopo essere cresciuta dello 0,8% nel 2015) e nel triennio il Pil dovrebbe dunque aumentare complessivamente del 3,5 per cento. Non molto, anche in considerazione del fatto che nello stesso periodo la Germania crescerà del 5,3%, l’Irlanda del 14,9% la Spagna dell’8,5%, la Francia del 4,1%, il Regno Unito del 6,5%. Ancora una volta, l’Italia è destinata dunque a fare da fanalino di coda in Europa (riuscendo a fare meglio solo di Grecia e Finlandia) confermando di essere il Paese che perde di più quando anche gli altri perdono e guadagna di meno quando anche gli altri guadagnano.
Certo, ci possiamo consolare col fatto che già dal 2012 il deficit non supera il 3% del Pil (-2,6% nel 2015, -2,5% nel 2016, -1,5% nel 2017). E che il debito pubblico (che dal 2008 ad oggi è cresciuto di un altro 30%) è compensato dal basso livello di indebitamento privato delle aziende (78% del Pil, contro il 111% della Spagna e il 126% della Francia) e delle famiglie (43% del Pil contro 70% spagnolo e il 56% francese).
Questi numeri dicono che l’Italia è stata fra i paesi europei quella che ha fatto meno ricorso alle politiche in deficit, finendo però col penalizzare la crescita (record negativo in Europa) senza peraltro ridurre il debito.
Economisti e investitori temono intanto un nuova frenata dell’economia, causata anche dal rallentamento vistoso di Stati Uniti e Cina. Frenata che naturalmente complicherebbe non poco il rilancio di un Paese che ha già pagato alla crisi un prezzo enorme.