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I successi prontamente esaltati, i fischi sapientemente nascosti

“Raccontare dei successi e dei fischi non parlarne mai”. La premiata ditta Renzi-Padoan fa tornare in mente il verso di “Una città per cantare”, canzone portata al successo nel 1980 da Rosalino Cellamare, in arte Ron.
Il premier e il suo ministro dell’Economia sono sempre pronti (e rapidi) a commentare i dati positivi che arrivano (quando arrivano) dal fronte macroeconomico (oggi la revisione, da parte dell’Istat, dei dati sul Pil 2015, dallo 0,6 allo 0,8 per cento) dando, fra l’altro, ogni volta il “benservito” alle “chiacchiere che stanno a zero” dei cosiddetti “gufi”, fra questi anche economisti, accademici e politologi che mettono in discussione la “narrazione” ufficiale.

Entrambi si astengono invece dal commentare con altrettanta enfasi i dati negativi che da un po’ di tempo – complice anche il rallentamento della crescita mondiale – tornano a “bussare” con una certa insistenza alle porte di casa nostra: è di ieri il dato sul ritorno dell’Italia in deflazione, un dato che non dovrebbe farci stare tranquilli, ma che evidentemente non va “stressato” più di tanto per non infondere pessimismo fra gli italiani stremati da anni e anni di crisi. Meglio dunque concentrarsi sui successi senza parlare dei fischi.

Ma di che successi stiamo parlando, quanto sono positivi i dati che commentano in modo entusiastico i vertici di Palazzo Chigi? Non molto solitamente, il valore è spesso solo simbolico. Nella maggior parte dei casi si tratta di decimali, numeri non in grado di incidere più di tanto sulla situazione economica. Certo, anche il valore simbolico ha un suo…valore. Che però non risolve i problemi del Paese: lavoro, giovani, mezzogiorno, competitività, innovazione…