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Le promesse del Def e l’italia che continua a stentare

Il Consiglio dei ministri ha varato il Documento di economia e finanza (Def), con allegato il Piano nazionale riforme (Pnr), annunciando che il Pil del 2016 crescerà dell’1,2, rispetto all’1,6% precedentemente previsto. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che “la crescita accelera in buona parte trainata dall’effetto delle misure del governo e si accompagna al miglioramento continuo delle finanze pubbliche sia in termini di deficit che di debito”. Non ha detto che la crescita rimane comunque troppo lenta e ha invece rimarcato che è “in buona parte trainata dall’effetto delle misure del governo”. Una narrazione che sembra contrastare con quanto affermato il 7 aprile a Francoforte dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, secondo cui la crescita dell’Italia (così come quella dell’eurozona) è in buona parta dovuta al bazooka di Draghi. Secondo Visco, inflazione e crescita della zona euro sarebbero state più basse dello 0,5% e senza le misure della Bce la crescita del Bel Paese non sarebbe tornata prima dell’anno prossimo.
Al di là delle schermaglie verbali, la realtà è che il paese continua a stentare, anche a causa del fatto che non è ancora riuscito a dotarsi di una vera politica industriale. Il dato che arriva da un convegno CsC dice che l’Italia si trova al 45esimo quanto a facilità di fare impresa. Una posizione non degna per un Paese che si conferma ricco di imprenditori (2,2% della popolazione, 0,4% quelli manifatturieri) e di lavoratori indipendenti (24,9%).
La verità è che il Bel Paese continua a stentare anche perché non riesce a valorizzare i suoi giovani, quella “generazione che si perde” per usare le parole di Mario Draghi. Sei millennials su 10 si dicono pronti a trasferirsi all’estero “per migliorare”: un capitale umano buttato via, molti di loro purtroppo non torneranno indietro e saranno costretti ad impiegare i loro talenti all’estero.
Continua a stentare anche perché è prigioniero di un insopportabile livello di corruzione a tutti i livelli, come testimoniano gli scandali che si succedono a raffica in tutti i settori. “La sanità è terreno di scorribande”, ha detto l’altro ieri il commissario anticorruzione, Raffaele Cantone, sottolineando come ben due milioni di nostri connazionali siano costretti a pagare tangenti per aggirare le liste d’attesa.
Continua a stentare perché nonostante l’ineguagliabile patrimonio culturale, artistico e ambientale, ricava dall’industria turistica meno della Germania, della Francia o della Gran Bretagna.
Continua a stentare perché al di là delle promesse, non riesce a colmare il gap fra il nord e il sud, che anzi continua a crescere: l’ultimo rapporto Istat sottolinea che il Pil del settentrione è praticamente il doppio rispetto a quello del meridione.
Continua a stentare anche perché rimane “ingessato”: la nuova legge sulla concorrenza tarda (chissà perché!) ad arrivare e così le lobby riescono a fare il bello e il cattivo tempo.
Il risultato è che, al netto della propaganda politica, gli stipendi degli italiani sono ai livelli del 2004, i consumi continuano a crescere al ritmo dello zerovirgola e il 10% della famiglie continua a risultare in povertà relativa.
Il problema è che le prospettive non sono incoraggianti, anche a causa del peggioramento del quadro geopolitico e macroeconomico internazionale.

  • Pietro Paolo Boiano |

    LE CONDIZIONI ECONOMICHE DELL’ITALIA MIGLIORERANNO SOLO SE RIENTRA L’EVASIONE FISCALE PAGARE TUTTI E PAGARE MENO.

  • PIETRO PAOLO BOIANO |

    PRENDA ATTO IL GOVERNO CHE LE PRIORITA’ SONO LA LOTTA ALLA CORRUZIONE ED ALLA EVASIONE FISCALE.

  • PIETRO PAOLO BOIANO |

    L’ITALIA VIAGGIA CON UNA EVASIONE FISCALE MEGAGALATTICA PER CUI E’ ASSURDO PENSARE DI SUPERARE LA CRISI ECONOMICA.

  • Pietro Paolo Boiano |

    IL DRAMMA DELL’ITALIA EVASIONE FISCALE E CORRUZIONE DETERMINANTI AI FINI DELLA GRAVE CRISI.

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