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Quel codice che promette di sbloccare il Paese

Il consiglio dei ministri ha varato ieri il Nuovo Codice degli appalti che arriva dopo la legge delega di riforma e che entrerà in vigore lunedì 18 aprile. Una riforma che ha operato una sforbiciata degli articoli, che passano da 600 a 217, e che promette una vera e propria rivoluzione. Punti fermi del provvedimento saranno procedure più veloci, individuazione chiara di responsabilità, digitalizzazione delle procedure di gara, tutela delle piccole imprese, attenzione al contesto ambientale.
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha prontamente sottolineato che il provvedimento è “un altro passo per sbloccare l’Italia”, “una riforma strutturale con regole semplici e meno astruse”, “che chiude le strade alla corruzione”. Affermazioni legittime. Questa riforma rappresenta una vera svolta e ci riguarda tutti da vicino. L’efficienza degli appalti, accompagnata a un effettivo esercizio della legalità (non a caso affida un ruolo fondamentale all’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone) si traduce automaticamente in crescita economica e dunque in più occupazione. Come è stato fatto notare da più parti, la trasparenza in questo settore porterà miglioramenti a tutto campo: ospedali decenti, trasporti in orario, infrastrutture all’altezza (strade, metropolitane…), sicurezza idrogeologica e salvaguardia ambientale, sponsor per la cultura (la riforma semplifica le procedure per le sponsorizzazioni in favore del patrimonio culturale, che avverranno con una procedura trasparente sui siti web).
Certo, la legge arriva in forte ritardo e poteva anzi doveva essere fatta prima: andare oltre il 18 aprile co avrebbe esposto a sanzioni comunitarie. Ma, come recita il vecchio adagio popolare: “meglio tardi che mai”.
Ora, però, viene il difficile: l’attuazione della riforma. Sarà questo il vero banco di prova. Non superarlo sarebbe un vero delitto.