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Corruzione: l’incendiario e il pompiere

Piercamillo Davigo ha detto nei giorni scorsi che “i politici rubano senza vergogna” e che “oggi è peggio di Tangentopoli”. Il presidente ex Mani Pulite, ora a capo dell’Associazione nazionale magistrati , non ha tutti i torti a giudicare dai tanti scandali, piccoli e grandi, che si susseguono con puntuale regolarità dal nord al sud della penisola. Dalle parti del Governo, ma non solo, Davigo è però visto quasi come un pericoloso incendiario, mosso dall’intento di destabilizzare le istituzioni.
Contro di lui si è mosso anche Raffaele Cantone: “Oggi è meglio che nel 1992”, ha detto il presidente Anac, aggiungendo che “Mani Pulite ha fallito” e che “le manette non bastano” e rivendicando che “come magistrati abbiamo ottenuto nuove norme sul falso in bilancio, voto di scambio e autoriciclaggio”. Cantone non sbaglia quando dice che le manette non bastano e che la magistratura qualcosa ha ottenuto a livello normativo. Ma le sue parole lo fanno apparire come un pompiere. Dire che “oggi è meglio che nel 1992” è quanto meno azzardato.
Ancora lo scorso 24 febbraio è arrivato l’allarme della Corte dei Conti: “I più recenti episodi corruttivi, di deprecabile gravità, alimentano ancor più la percezione che la corruzione sia talmente diffusa e ramificata nel territorio da costituire una “malattia infettiva epidemica” che ostacola la crescita della società civile”, ha detto il procuratore regionale Antonio Caruso nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario della stessa Corte.
Sarà anche meglio che nel 1992 come dice Cantone, ma resta il fatto che nell’indice di percezione della corruzione (CPI) stilato dall’organizzazione non governativa Transparency International l’Italia si classifica al 61° posto nel mondo continuando a rimanere purtroppo in fondo alla classifica europea, seguita solamente dalla Bulgaria e dietro altri Paesi generalmente considerati molto corrotti come Romania e Grecia, entrambi in 58° posizione con un punteggio di 46.

  • Patrizia Andriani |

    Eppure dietro le vicende di Dipietro si scorge l’ombra degli Stati Uniti, e dietro di essa un’ altra ombra per un’ altra opposta concezione del mondo.Una voluta cantonata del giudice Cantone, oppure un tentativo di proteggere lo status quo. Una mancanza di percezione della bassezza animica di chi ci governa, appositamente voluta, e se un giudice non riconosce come tale e già nel loro stesso ambito si presentano vedute discordanti, si possono ripassare i testi giuridici scolastici

  • Sergio Gigli |

    Il magis. Davigo, ha perfettamente ragione. Siamo in un regime, di corruzione, sistematica, non occasionale, ed e’ ormai consuetudine. E’ uno schifoooooo!!!!!

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