Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

In 12 mesi 390 imprese in meno al giorno. Un piano in sei mosse per il rilancio delle Pmi

«Negli ultimi dodici mesi hanno chiuso ogni giorno oltre 390 imprese». Lo ha detto il presidente di Rete Imprese Italia, Massimo Vivoli, nel suo intervento all’assemblea annuale dell’associazione. «Una vera e propria strage – ha osservato Vivoli – dovuta a una crisi che ha colpito con maggiore durezza la domanda interna, punto di riferimento per gran parte delle Pmi. Che si sono trovate schiacciate tra un mercato interno in stallo e l’aumento del prelievo fiscale, tra il crollo del credito e l’incremento del peso di adempimenti inutili e costosi».
Vivoli ha messo anche l’accento sulle troppe tasse che continuano a schiacciare le Pmi italiane: l’incidenza fiscale supera infatti il 61% di media ma in alcune zone si spinge oltre il 70%, complice la fiscalità locale. “Diamo atto all’attuale Esecutivo della volontà di imprimere un’inversione generale di tendenza, dobbiamo però registrare che le scelte adottate in tema di fisco, con il taglio dell’Irap e del costo del lavoro, hanno inciso in modo diseguale fra piccole e grandi imprese, a vantaggio evidente di queste ultime” dice Massimo Vivoli, presidente di Rete Imprese. “Dello stesso taglio dell’Ires – aggiunge Vivoli in occasione dell’assemblea nazionale dell’Associazione – beneficeranno soprattutto le imprese più strutturate”.
Il presidente di Rete Imprese si è soffermato anche sulla questione del credito. «Anche sul fronte del credito – ha sottolineato Vivoli – esiste un’evidente barriera: da novembre 2011 a dicembre 2015 la disponibilità di credito per le Pmi di commercio e turismo si è ridotta di 15 miliardi di euro; per quelle dell’artigianato di 12 miliardi». Ma non è tutto, ha aggiunto, «non solo le micro, piccole e medie imprese hanno maggiori difficoltà di accesso al credito, ma lo pagano anche circa il 2,5% in più. Anche Moody’s, nel suo rapporto sulla salute delle piccole e medie imprese europee, ha sottolineato le condizioni di debolezza in cui versano attualmente quelle italiane. Confermate dal triste record del più alto numero di fallimenti nel Vecchio Continente dal 2008 a oggi. C’è bisogno di una radicale e immediata inversione di tendenza». Le Pmi devono insomma tornare al centro dell’agenda di politica economica del governo Renzi. Il rilancio parte da sei punti.
Primo punto: non è più rimandabile l’attuazione reale e completa dello Statuto delle Imprese «rendendolo finalmente uno strumento operativo». Secondo punto: «dobbiamo risolvere la questione fiscale. Serve una riforma che la riduca sensibilmente sui cittadini e su tutte le imprese, di qualsiasi dimensione esse siano». Terzo punto è mettere in campo, anche attraverso i Confidi, strumenti che riescano a ridare credito al sistema delle imprese e facciano da moltiplicatore della politica monetaria della Bce. Il quarto punto è la riduzione del carico regolatorio che grava sulle imprese. Il quinto step è la richiesta di lanciare un «piano d’azione» per le Pmi. Un piano che, «alla stregua di quanto fatto con il Jobs Act per il lavoro dipendente, le sostenga nella transizione alla digitalizzazione e nell’implementazione dei processi di internazionalizzazione».
Sesta ed ultima proposta: istituire un sostegno alle nuove imprese per traghettarle verso il consolidamento, aumentandone il tasso di sopravvivenza, attraverso un piano di riduzione delle imposte per i primi anni di vita. Bisogna «estendere i provvedimenti di fiscalità agevolata a tutte le nuove imprese».