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Il Pil anemico, la congiuntura mondiale che si complica e lo scatto che non arriva

Fra il 2012 e il 2014 l’Italia ha perso circa il 5% del Pil (il sud quasi il 7%). Nel triennio 2015-2017 la crescita complessiva è data attorno al 3%. Alla fine del prossimo anno saremo dunque ancora sotto di due punti. E questo nonostante negli ultimi anni l’Italia abbia goduto di fattori esterni più che favorevoli: bassi tassi di riferimento, Quantitative Easing della Bce, petrolio a buon mercato ecc.
L’inevitabile diradamento di quelli “aiuti” esterni (sommato al concomitante rallentamento cinese e ai problemi degli emergenti) complicherà certamente le cose. E confermerà quanto già sappiamo, ovvero che se non si rimuovono gli ostacoli (corruzione, scarsa competitività, burocrazia asfissiante, alta pressione fiscale, debito insopportabile…) l’Italia sarà condannata a giocare sempre più un ruolo da comparsa su uno scenario internazionale sempre più complicato. È indispensabile un cambio di passo. Ma di scattisti in giro purtroppo non se ne vedono. Ed è un problema.
“I dati dell’Istat di marzo e dei primi tre mesi dell’anno – scrive oggi Paolo Bricco sul Sole 24 Ore – lasciano intendere quanto sia pervasiva e persistente la crisi dell’economia italiana. L’automotive industry e i beni intermedi non sono più sufficienti. I soli beni strumentali non possono garantire una spinta sistemica. A questo punto, occorre iniziare una riflessione sulle condizioni reali di un sistema vincolato alla maledizione del 20-80: il 20% delle imprese realizza l’80% del valore aggiunto; al 20% delle imprese è riferibile l’80% dell’export. Non è soltanto un tema di bipolarismo infelice, con una minoranza che corre e una maggioranza che fatica a staccare i piedi da terra. È anche un problema di assetti profondi: a lungo andare una polarizzazione di questo tipo rende maledettamente complicato per il Paese trovare un modello coerente, una identità non frammentata, una prospettiva strategica razionale ed efficiente”. O, detto in altri termini, una via di fuga dalla crisi che ingabbia l’economia.

  • Sonia |

    Proprio i consumi sono calati…
    E le nostre speranze…pero’ bisogna avere sempre dignita’ e dire no alle mafie tutte!!!!
    http://www.fincapitol.it/prestito-famiglie/

  • stefano mazza |

    Bell’articolo, intelligente e realistico, solo che ha dimenticato di aggiungere fra le cose negative Italiane anche le mafie che imperano nel nostro paese. Insomma con l’euro o senza l’euro saremo sempre in difficokta estreme. Produciamo molto meno rispetto al passato, ma il problema poi che le varie mafie si mangiano quasi tutto.

  • Vittorio |

    Questa crisi non avrà fine a meno che il governo non modifichi la pressione fiscale in modo da spingere i consumi ed incentivare le imprese ad investire e ad assumere

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