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Sud fanalino di coda in Europa quanto a competitività

Sud fanalino di coda in Europa sulla competitività. È quanto emerge dallo studio “Divari di competitività tra regioni durante la sosovereign debt crisis: il Mezzogiorno tra resistenza e resa” (pubblicato sulla Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez).
Una notizia che, a dir la verità, non desta molta sorpresa. La scarsa competitività, infatti, resta purtroppo uno dei problemi dell’Italia intera. Il guaio è che in questo caso ci troviamo proprio a fondo classifica: se si giocasse un campionato a livello europeo il nostro meridione sarebbe in zona retrocessione, presentando un’estrema criticità in ben cinque indicatori su nove.
Le situazioni che destano più preoccupazione si rintracciano alla voce delle infrastrutture, per le quali il Sud si è fermato nel 2013 a 41,6 (in calo di 4 punti percentuali rispetto al 2010) a fronte del 48 della media Ue e del 50 del Nord Italia. Male anche la voce dell’innovazione, che segue un simile andamento, e quella dell’istruzione superiore. Ma peggio ancora accade nella preparazione tecnologica (37,3 nel 2013, in calo di 5 punti rispetto ai 42,3 del 2010, ben lontani dai 50,5 della media Ue), nell’efficienza del mercato del lavoro (37,7 al Sud contro una media Ue di 50,4 e di 52,9 al Nord Italia nel 2013) e nella qualità delle istituzioni: qui il Sud si ferma nel 2013 a 36,6, in calo rispetto al 2010 (40,3) e distante dalla media Ue di 51,4.
Una pagella alquanto sconfortante: i voti riportati dal nostro Mezzogiorno sono infatti simili a quelli di Est Europa, Grecia e Penisola iberica. “Nel complesso le analisi condotte restituiscono l’idea di una crisi di competitività che contribuisce ad aggravare il divario interno e alimenta la marginalizzazione del Paese rispetto all’Europa; i dati suscitano particolare preoccupazione perché suggeriscono il rischio di ulteriore arretramento delle economie del Mezzogiorno negli anni a venire”, si legge nello studio Svimez.
Certo, si tratta di una fotografia scattata un paio d’anni fa. Ma l’impressione è che nel frattempo le cose non siano cambiate in meglio.
Ultimamente il Governo (con notevole ritardo rispetto agli annunci iniziali) ha lanciato il suo Masterplan per il Sud e ancora più di recente ha avviato da Napoli i patti a livello locale. Perché queste iniziative diano qualche frutto (assieme ai 700 milioni stanziati in ricerca e investimenti, 150 dei quali andranno ad agevolazioni per macchinari) ci vorrà naturalmente del tempo.
Il problema è che di tempo per la ripresa il Sud ne ha sempre di meno. Come del resto ne ha sempre meno l’Italia intera che continua a produrre una crescita troppo blanda (mezzo punto percentuale in meno rispetto alla media dell’Eurozona) o “a bassa intensità” come sottolinea l’Istat. E che continua a restare sulla tripla B (con segno meno) di S&P’s dietro anche a Portogallo e Spagna.