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L’Italia fa le riforme, ma in troppe classifiche continua a restare in coda

In quest’ultimo periodo si sente sempre più spesso ripetere che «l’Italia è ripartita», non sempre però con la precisazione che questa ripartenza è asfittica e fra l’altro non tutta farina del nostro sacco, ma del “mugnaio” che risiede temporaneamente a Francoforte e che sta svolgendo, suo malgrado, il ruolo di supplente della politica in quest’Europa priva di una vera leadership.
Che sia ancora «presto per parlare di ripresa» lo ha ribadito l’altro ieri il presidente dell’Unione industriale pisana, Federigo Federighi sottolineando come l’economia sia ancora «asfittica, non certamente competitiva», caratterizzata da «un’insufficiente crescita della produttività», un’occupazione «che ancora non decolla nonostante il Jobs Act»; una pubblica amministrazione «refrattaria a ogni modello di trasparente collaborazione».

Questa ripresa asfittica ci consente di fare ben poco per far fronte alle tante criticità che ci riguardano e che saltano periodicamente all’attenzione generale (per poi finire puntualmente nel dimenticatoio). Di seguito un elenco delle principali, in ordine rigorosamente alfabetico.

Banda larga: 25esimi in Europa
Burocrazia: 67esimi su 100 Paesi
Centri per l’impiego: l’utilizzo più basso in Europa
Corruzione nella PA: penultimi in Europa
Disoccupati che non cercano lavoro: primi in Europa
Donne attive nel mondo del lavoro: 27esimi nell’area Ocse
Disoccupazione giovanile: agli ultimi posti nella Ue
Economia sommersa: sesti nell’area Ocse
Evasione Iva: tra i peggiori d’Europa
Facilità di fare impresa: 56esimi nel mondo
Fisco: terzi nell’area Ocse (dietro Francia e Belgio) per peso delle tasse sugli stipendi delle famiglie
Innovazione: 137esimi nel mondo
Istruzione: agli ultimi posti nell’area Ocse
Laureati: ultimi fra i 34 paesi Ocse
Occupazione giovanile: Sud Italia ultimo in Europa
Ricerca: dietro i grandi d’Europa (Germania, Francia e Gran Bretagna) e al di sotto della media Ue
Sud: fanalino di coda in Europa per competitività

Al di là della narrazione ufficiale, le riforme tanto sbandierate non sembra per il momento abbiano inciso più di tanto sul superamento di queste criticità. Né potranno incidere a nostro avviso più di tanto le riforme costituzionali, al cui esito il presidente del Consiglio ha addirittura legato il suo futuro politico.