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“Addio Imu, addio Tasi”, ma il “Tax freedom day” rimane a giugno

“Addio Imu, addio Tasi. Questa volta è per sempre”. È il tweet rilanciato dal premier Matteo Renzi che poi continua su Facebook rivendicando i meriti del Governo sul fronte fiscale: “Per la prima volta le tasse vanno giù. Le chiacchiere stanno a zero, qui non si parla di promesse ma di risultati verificabili”. Il presidente del Consiglio sottolinea come quest’anno il peso dell’imposizione sia sceso rispetto al passato: “Quasi venti milioni di famiglie non pagano la Tasi prima casa. Abbiamo eliminato anche l’Imu imbullonati, Irap e Imu agricola e oggi si vedono anche gli effetti della cancellazione della componente costo del lavoro dall’Irap. Altro che annunci, questi sono soldi, veri, risparmiati”.

Saranno soldi veri e risparmiati, ma resta il fatto che la pressione fiscale generale nel nostro Paese è salita nell’anno in corso al 44,2% dopo essere aumentata nel 2015 dal 43,4% al 43,7%. E che – promessa del ministro dell’economia, Piercarlo Padoan – scenderà al 40% “in pochi anni”… che è poi ammettere che resterà a livelli stratosferici ancora per parecchio tempo.

Intanto gli italiani – almeno quelli che le tasse le pagano davvero fino all’ultimo centesimo di euro – lavorano per lo Stato oltre cinque mesi l’anno: il tax freedom day quest’anno è caduto infatti il 3 giugno, con appena tre giorni di anticipo rispetto al 2015. Non proprio un evento epocale.

Rimane il fatto che dare agli italiani l’impressione che nel Paese si paghino meno tasse è quantomeno fuorviante! Proprio nei giorni scorsi il rapporto Taxing Wages 2016 dell’Ocse ci ricordava che il peso del cuneo fiscale su un single italiano arriva al 49% (quarto posto nell’area), mentre scende al 39,9% per una coppia con due figli, lasciando comunque salire l’Italia al terzo posto. Una classifica non proprio esaltante!

  • roberto benedetti |

    Sono aumentati di 30 miliardi in 2 anni i recuperi di evasione per questo la pressione totale aumenta ma gli onesti pagano meno

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