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Terremoti, meglio investire in prevenzione che essere investiti da lutti e distruzione

Oltre 120 miliardi di euro negli ultimi 44 anni. È quanto ha speso l’Italia per far fronte ai danni causati dai terremoti fra il 1968 (Belice) e il 2012 (Emilia). Una perdita media annua di tre miliardi di euro. È quanto emerge da un report di Mediobanca Securities che cita uno studio dell’ordine nazionale degli ingegneri.
Tre miliardi di euro all’anno spesi per ricostruire strutture che i vari terremoti hanno via via distrutto – strade, palazzi, ponti, case, scuole, chiese – portandosi via in una manciata di secondi migliaia e migliaia di vite umane.
Tre miliardi che potevano e dovevano essere impiegati in opere di prevenzione, di messa in sicurezza del territorio. Perché prevenire è sempre meglio che curare.
L’attuale Governo ha finalmente allo studio un piano da due miliardi l’anno per il progetto “Casa Italia”. Forse ne servivano di più – nei giorni scorsi erano state avanzate stime di 4 miliardi all’anno per almeno venti anni – ma partire con due è già un bel segnale. Due miliardi l’anno, per la prevenzione, potenziando gli attuali ecobonus e i “sismabonus” del 65% che finora hanno funzionato bene solo per appartamenti e villette ma non per palazzi e condomìni. Gli sgravi fiscali – e qui sta la novità “strutturale” in preparazione da parte del governo – si dilaterebbero su un orizzonte di almeno vent’anni. Lo stesso premier, Matteo Renzi, parlando proprio del piano nazionale che presenterà alle parti sociali nei prossimi giorni, lo ha definito un «progetto di lungo respiro, che richiederà anni, forse un paio di generazioni».
Bene. Bisogna però passare ora – il più in fretta possibile – dalle parole ai fatti. In Italia, infatti, i terremoti si presentano con una puntualità sconvolgente: dal ’68 in poi in media uno ogni sei anni (Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria e Marche 1997, Molise 2002, Aquila 2009, Emilia Romagna 2012). Non vorremmo, in occasione del prossimo sisma, aggiornare ancora una volta la triste contabilità delle persone che hanno perso la vita sotto un cumulo di macerie.