Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Se l’Italia non sa più crescere e rischia di rimanere a piedi su una strada in salita

L’Istat ha confermato oggi che l’Italia ha messo a segno nella seconda frazione dell’anno una crescita del Pil pari a zero su base trimestrale (+0,8% su base annua).
Dal primo trimestre 2015 ad oggi abbiamo inanellato, trimestre su trimestre, una crescita complessiva dell’1,4%. Una miseria, se si considera che dal primo trimestre 2012 al quarto trimestre 2014 abbiamo registrato 11 trimestri in calo su 12 riportando una perdita complessiva del 4,2%. La crescita degli ultimi 18 mesi ci ha consentito dunque di recuperare pressappoco un quarto di quanto abbiamo perso da inizio 2012 a fine 2014. Troppo poco, anche in considerazione di quanto abbiamo speso (si pensi solo a Jobs Act e bonus vari) per incentivare lavoro e consumi e soprattutto dei benefici assicurati negli ultimi anni dagli “aiutini” esterni provenienti ad esempio dalla Bce con le varie tornate di Quantitative Easing (che hanno contribuito a tenere a bada gli interessi monstre sul nostro debito pubblico, che continua fra l’altro a crescere anziché diminuire).

Il problema è che, per quanto si sforzi, l’Italia non sa più crescere. Si continuano a fare e a studiare riforme su riforme, ma il risultato è sempre lo stesso: un impercettibile (e fastidioso) movimento zerovirgola del Pil.

E l’immediato futuro non promette purtroppo nulla di buono (la fiducia di imprese e consumatori è comprensibilmente in calo), come ci ricorda anche l’ultimo rapporto di The European House-Ambrosetti dal titolo piuttosto eloquente: “Il paese si era rimesso in motorino, ma ora siamo in bicicletta”. Gli analisti sottolineano che “le prospettive sul lato business per i prossimi mesi non sembrano rosee” e che gli indicatori di sentiment pur mantenendosi in territorio leggermente positivo “mostrano un peggioramento rispetto alle ultime rilevazioni. Si dimezzano, infatti, i valori degli indicatori che misurano il sentiment relativo all’andamento del business attuale, alla prospettiva a sei mesi e all’andamento del mercato del lavoro. Per trovare valori più bassi dobbiamo tornare indietro tra settembre e dicembre del 2014”.
Gli analisti escludono che l’Italia possa rimettersi in moto entro la fine dell’anno, ma sperano si possa almeno “ritornare sul motorino” per non essere costretti a restare in bicicletta o rischiare addirittura di “rimanere a piedi”. In una strada, peraltro, che si fa sempre più in salita!