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Quando l’accoglienza diventa integrazione e fattore di sviluppo per tutti: il “modello Riace”

Uno sbarco di migranti vissuto come occasione di crescita e non come emergenza da affrontare e “scaricare” in poco tempo. È da qui che inizia la storia di Riace, un piccolo centro di circa 1.800 abitanti situato nella zona meridionale della costa jonica calabrese diventato simbolo dell’accoglienza e dell’inclusione sociale, e prima ancora famoso per il ritrovamento dei bronzi, custoditi nel museo di Reggio Calabria. Tutto parte nel 1999 con la nascita dell’associazione Città Futura (intitolata a Don Giuseppe Puglisi, parroco siciliano ucciso dalla mafia nel 1993) e successivamente con la nascita di altre associazioni e cooperative.
Mimmo Lucano, sindaco di Riace da tre mandati e tra i 50 uomini politici più influenti al mondo secondo la rivista americana Fortune, ha parlato più volte di questa storia. ha raccontato tempo fa al giornalista del Corriere della Sera, Nicola Zolin. .
Una cultura che consente ai migranti che arrivano nella comunità riacese di ricevere tutta l’assistenza della quale hanno bisogno grazie ad un programma di finanziamento del governo italiano attivo da oltre dieci anni. Per ogni migrante l’amministrazione riceve 30 euro giornalieri, che vengono usati per fornire loro un’abitazione, dei soldi da spendere e per qualcuno, un lavoro. Per far si che il denaro non venga disperso, ma che rimanga all’interno della comunità paesana, ai migranti non vengono dati dei soldi, bensì dei bonus di diverso valore che sono accettati soltanto a Riace.
Un meccanismo che non ha tardato a dare i suoi frutti. Oggi, come si legge sul sito di “Altra Locride (http://www.altralocride.it/riace/) sono ospitati complessivamente 94 migranti provenienti dal Nord Africa. A questi si aggiungono 15 ospiti inseriti nello SPRAR (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e i Rifugiati) e 14 minori non accompagnati, i quali usufruiscono di ulteriori agevolazioni a motivo dello stato particolare che il nostro ordinamento giuridico riconosce loro.
, scrive ancora Zolin nel suo reportage. Per il sindaco si tratta di una normalità che è diventata utopia: .
Il dato di fatto è che la politica dell’accoglienza ha ridato vita a questa realtà, dal punto di vista sociale e umano, ma anche sotto l’aspetto economico. Nel paese lavorano ad oggi decine di persone del posto, padri, madri, giovani, altrimenti destinati a preparare la valigia e partire alla ricerca di una vita migliore.

Un modello vincente, quello di Riace, che ha attirato l’attenzione anche al di fuori dei confini italiani: nel paesino a 300 metri sopra il livello del mare sono, infatti, arrivati studiosi e ricercatori da tutta Europa per comprendere come il sindaco sia riuscito nell’impresa di creare questo meccanismo virtuoso di accoglienza e integrazione. È anche un modello da esportare? Sembrerebbe di sì: questo tipo di assistenza, infatti, pesa molto meno in termini economici sulle casse statali rispetto alla gestione delle strutture collettive. E soprattutto è una gestione che ridà ai rifugiati quel senso di umanità, di dignità, di sicurezza che la vita gli aveva tolto. Lo dimostra anche il fatto che – anche una volta che un progetto è terminato – gli alloggi restano occupati da migranti che non vogliono andare via da Riace anche se non è più prevista alcuna sovvenzione per loro.
È la politica dell’accoglienza che si trasforma in processo di integrazione a seguito della raggiunta autosufficienza degli immigrati. Un circolo virtuoso che ha consentito a Riace di dar vita a un processo di rivalutazione del borgo antico attraverso la creazione di laboratori artigianali. Nel centro storico sono oggi funzionanti quattro laboratori artigianali – del legno, del vetro, del ricamo e della ceramica – a cui si aggiungeranno il laboratorio del cioccolato e il laboratorio di tessitura per la lavorazione della ginestra. Il comune di Riace è oggi riconosciuto – a livello nazionale e internazionale – come un progetto pilota per l’accoglienza dei rifugiati. Un modello, uno stimolo, per affrontare quei temi che saranno sempre più di attualità in un Paese che si sta modificando e diventando multietnico.