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Immigrazione, un ritorno al passato inutile e dannoso

Nel 2008 ci provò Berlusconi, ora ci riprova Gentiloni per mezzo del neo ministro all’Interno Marco Minniti, da più parti incoronato come “uno dei massimi esperti di sicurezza” di questo paese: pur di fermare le partenze dei migranti dalla Libia l’Italia sembra dunque pronta a resuscitare l’accordo siglato dall’allora leader del centro destra al Governo con Muhammar Gheddafi. Il nostro ministro è volato a Tripoli per incontrare il leader al Serraj e il ministro degli Esteri Taher Siyala. Il vertice è servito a mettere a punto accordi bilaterali per quanto riguarda il contrasto all’immigrazione e al terrorismo in cambio – se le notizie diffuse da Tripoli saranno confermate – di investimenti italiani in infrastrutture (all’epoca si parlò di 5 miliardi di euro, cifra che sembrerebbe confermata oggi) ma anche di soldi per organizzare voli che riportino i migranti nel paese di origine. C’è un piccolo particolare. Al momento Serraj controlla solo una parte della Tripolitania. Come farà a garantire l’impermeabilità del confini meridionali del paese?
La domanda più che legittima se la pone fra gli altri anche Emma Bonino, una delle poche politiche italiane note all’estero. L’ex commissaria europea (che è stata deputata nazionale e anche transnazionale come il suo partito radicale) smonta la politica dei respingimenti anche sul piano dei numeri: “su 500 mila irregolari, il piano di Minniti prevede nel migliore dei casi di rimandarne a casa appena 20mila” . Un’azione, dunque, di pura facciata.

Il governo a trazione Pd ha inoltre deciso di riaprire i Cie, i famigerati centri di identificazione ed espulsione che già in passato sono stati condannati dall’Europa e che molti all’Interno dello stesso Partito Democratico – a cominciare dalla vicepresidente Sandra Zampa – ritengono “inutili e dannosi”. Il ministro promette che “i nuovi Cie saranno più piccoli e diffusi sul territorio” oltre che “benedetti” dai sindaci. Sarà. Per il momento non piacciono neanche al renzianissimo sindaco di Firenze, Dario Nardella. Staremo a vedere. Intanto arriva la presa di posizione della Conferenza Episcopale Italiana. “No ai Cie se di fatto continuano ad essere luoghi di reclusione”, ha detto oggi il segretario generale mons. Nunzio Galantino. Al momento, insomma, non c’è alcuna “benedizione”. Ma soltanto un pericoloso ritorno a un passato prossimo che speravamo fosse definitivamente archiviato.