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A rischio povertà oltre 9 milioni di italiani. Agenda sociale non più rinviabile

Tra il 2015 e il 2016 altre 63 mila persone sono entrate nel bacino dei deboli: complessivamente si tratta di 9 milioni 308 mila soggetti in difficoltà. L’allarme è stato lanciato da Unimpresa. A crescere sono soprattutto gli occupati-precari: ai quasi 3 milioni di disoccupati, bisogna sommare i contratti di lavoro a tempo determinato, sia part-time (737 mila persone) sia a orario pieno (1,73 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part-time (823 mila), i collaboratori (327 mila) e i contratti a tempo indeterminato part-time (2,71 milioni).

Il governo Gentiloni ha definito la lotta alla povertà una priorità del suo Esecutivo. Un’ottima cosa, dettata anche dal fatto che l’Italia, nonostante i richiami degli organismi internazionali, è rimasta unica in Europa a non avere uno strumento nazionale contro l’indigenza mentre il problema si è aggravato: le persone in condizioni di povertà assoluta sono quasi triplicate in dieci anni, passando da 1,6 milioni nel 2006 a 4.6 milioni nel 2015, pari al 7,6% della popolazione. Nel giro di 2-3 settimane il Parlamento dovrebbe finalmente approvare il ddl delega sulla povertà e subito dopo i decreti attuativi del reddito di inclusione previsto dalla stessa delega. Speriamo non ci siano ulteriori ritardi. Anche perché l’area di disagio sociale continua a crescere. E non solo in Italia.

La settimana scorsa la Commissione europea ha fatto sapere che nell’Unione un cittadino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale e che la povertà lavorativa – il livello salariale estremamente basso – riguarda all’incirca il 10% della popolazione occupata. Anche la povertà dei bambini, prossima al 27%, è motivo di “particolare preoccupazione”. La situazione è talmente grave da rendere non più rinviabile un’agenda sociale a livello comunitario. La Commissione ha proposto agli Stati membri di iniziare a lavorare a un mix di misure che preveda sostegno a salari adeguati, garanzia dell’accesso a servizi essenziali come ad esempio il diritto dalla casa, e misure di contrasto alla povertà.

  • Stefano Natoli |

    Condivido in pieno la sua analisi. Sulla povertà finora si è detto tanto e si è fatto poco. Molto poco. Condannando milioni di persone a una vita di stenti.

  • barbonis |

    Siamo in pieno psicodramma. Sono anni che si parla della povertà in Italia, eppure, chi dovrebbe agire, non agisce, recalcitra, attende, che tutto si risolva da sé, mentre intere generazioni di giovani di talento vengono private del tempo e della speranza e quindi, della vita. No! Non si può sopportare ulteriormente questo miserabile egoismo primitivo che fa sì che chi é dentro sia garantito e chi é fuori sia, praticamente, invisibile. Cosa si aspetta ancora? La dignità ed il decoro di un popolo passano per il rispetto di tutti i diritti ed il diritto alla vita é il primo tra tutti.

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