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Un 8 per mille destinato ai migranti, l’idea arriva da otto sindacati dell’area del Mediterraneo

uil-lampedusa
Un otto per mille anche per i migranti? L’idea, originale, arriva da otto sindacati dell’area del Mediterraneo che, su iniziativa della Uil, si sono incontrati a Lampedusa, isola simbolo del fenomeno immigrazione.
“Le Organizzazioni sindacali firmatarie del presente Accordo di Lampedusa chiedono alla Confederazione europea dei Sindacati di proporre all’Unione europea l’istituzione di un Fondo in cui tutti i Paesi membri facciano confluire risorse derivanti da forme di “solidarietà fiscale”, sul modello del cosiddetto “8 per mille” attuato in Italia, da destinare alla realizzazione di progetti idonei a creare lavoro in quelle zone prostrate dall’indigenza, dalla povertà e dalla guerra. L’Unione europea dovrà farsi carico del coordinamento e della gestione di tale attività di sostegno alla crescita”. I sindacati che hanno sottoscritto l’intesa chiedono alle Istituzioni internazionali ed europee di “affrontare con più coraggio e determinazione la questione immigrazione”.
L’obiettivo del “Patto di Lampedusa” è quello di realizzare una rete di forze sociali in grado di rilanciare il dialogo tra Paesi che vivono «una condizione di crisi emblematicamente e tristemente rappresentata dall’esodo di popolazioni che, attraversando questo mare – è scritto nel documento finale – cercano di fuggire dalle miserie e dalle persecuzioni, affidandosi a mercanti di morte che ne sfruttano il dolore».
Le otto associazioni dei lavoratori si impegnano a creare nuovi uffici di patronato e a potenziare quelli già esistenti, per contrastare la clandestinità e aiutare i migranti a seguire le vie legali durante il complesso iter per ottenere i documenti.
I sindacati chiedono inoltre all’Europa «più coraggio e più determinazione» per affrontare i flussi migratori con un approccio basato non solo sulla sicurezza, ma anche sull’integrazione.
L’obiettivo è quello di limitare i casi di immigrazione clandestina offrendo assistenza e tutela alle persone coinvolte. Strumento principale sarebbe la realizzazione, in loco, di corsi di formazione finalizzati all’apprendimento di specifiche mansioni o di rudimenti e tecniche di autoimprenditorialità che i formati potrebbero, poi, mettere a frutto, quando le condizioni lo consentissero, nei Paesi di origine o, secondo indirizzi preventivamente individuati, in Paesi dell’Unione.
Al tavolo promosso dalla Uil si sono ritrovati rappresentanti sindacali di Israele e della Palestina, di Tunisia (con Hassine Abbassi, premio Nobel 2015 per la Pace), Algeria, Marocco, Egitto, Libia (con Nermin Sharif, la prima donna segretario generale di un paese del Nord Africa). E con loro anche i rappresentanti di quattro religioni: cattolica, musulmana, ebrea e buddista