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L’economia italiana cresce, ma ancora troppo poco (intanto gli altri accelerano)

L’Istat conferma che nel 2016 il Pil ha registrato un aumento dello 0,9% (un decimo di punto in più rispetto ai livelli dell’anno precedente) risalendo in volume appena al di sopra del livello registrato nel 2000. Detto in altri termini, la crescita dell’economia italiana è tornata ai livelli di 17 anni fa. Non un gran risultato, soprattutto in considerazione del fatto che gli aiuti esterni (quantitative easing, tassi bassi ecc.) stanno per finire. Il problema è che i consumi non riescono a ripartire (il 2016 si è chiuso con un miserrimo +0,1%), che la produttività continua a scontare un ritardo ventennale e che quanto a concorrenza siamo 67esimi nel mondo. Non è un caso che qualche settimana fa la Commissione europea ha confermato per l’Italia le previsioni di crescita più basse di tutta l’Unione sia per il 2017 sia per il 2018. Quest’anno dovremmo mettere a segno ancora un aumento dello 0,9% (6 decimi in meno rispetto alla media dell’Eurozona), mentre la Grecia crescerà del 2,7%, la Spagna del 2,3%, la Germania dell’1,5% e la Francia dell’1,4%. Nel 2018 non andrà molto meglio: dovremmo crescere dell’1% (7 decimi in meno dell’Eurozona) mentre gli altri viaggeranno a velocità superiori (Grecia +3,1%, Spagna +2,3%, Germania e Francia +1,7%). Nel frattempo il debito continuerà presumibilmente a salire (l’anno scorso si è attestato al 132,6% del Pil, lo 0,6% in più rispetto al 2015), così come la pressione fiscale, scesa nel 2016 al 42,9% (dal 43,3% dell’anno precedente), ma ancora su livelli decisamente alti. Servirebbe una scossa. Ma, visti i tempi, è difficile che arrivi. E se per miracolo dovesse arrivare, difficilmente saremmo in grado di avvertirla.