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Il debito pubblico continua a macinare record: a marzo vola a 2.260 miliardi

Malgrado gli annunci sull’impegno italiano a lavorare per ridurre il rapporto fra debito e Pil (anche per rispettare gli impegni europei), il debito delle amministrazioni pubbliche in Italia non ne vuol sapere di invertire la rotta e continua anzi a salire. A marzo ha toccato, infatti, il suo punto più alto, raggiungendo quota 2.260,3 miliardi (20,1 in più rispetto al mese precedente).

Pesa la crescita del fabbisogno mensile. L’incremento del debito, sottolinea la Banca d’Italia, è dovuto al fabbisogno mensile delle Amministrazioni pubbliche (23,4 miliardi), parzialmente compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 2,2 miliardi, a 54,6; erano pari a 70 miliardi alla fine di marzo 2016) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del tasso di cambio (1,1 miliardi). Con riferimento ai sotto-settori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 20,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,2 miliardi; il debito degli Enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.
A maggio 2016 il ministro Padoan aveva provato a rassicurare tutti, dicendo che “il debito pubblico italiano si è stabilizzato, ha smesso di crescere e non potrà stare fermo per molto tempo, scenderà rapidamente”. Un anno dopo il debito continua invece a crescere e – secondo le stime della Commissione europea – dovrebbe aumentare ancora passando dal 132,6% del 2016 al 133,1% del 2017 per poi risalire a 133,2% nel 2018. Conclusione: il debito italiano è tutt’altro che stabile.
E pensare che all’inizio della sua esperienza di governo, lo stesso Padoan aveva più volte detto di volerlo addirittura abbattere il debito, fino ad arrivare a presentare il 2016 – l’anno del referendum renziano sulle modifiche costituzionali – come “l’anno della svolta” per la riduzione della spesa pubblica. In realtà, la svolta c’è stata, ma in negativo. Anche dal punto di vista della crescita economica, come ha recentemente confermato la Commissione Ue che ha piazzato l’Italia in coda ai paesi europei con un Pil 2017 miseramente sotto l’1%.