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Pedalare fa bene anche all’economia: la bici “fattura” fra i 4 e i 6 miliardi l’anno

Marco Invernizzi ha fatto il giro del mondo in bicicletta (e ha appena pubblicato un bel libro per raccontarlo, Errare è umano), Carlino Motta si è arrampicato con la sua bici sui monti del Piccolo Tibet per esprimere a suo modo “una solidarietà senza confini”, il tenore Alberto Fraschina ha portato il suo aiuto alle zone terremotate di Amatrice e dintorni raggiungendo i teatri lirici dai paesi toccati dal sisma pedalando sulla sua due ruote. Tre “campioni di normalità” che vivono a Cuggiono, nell’alto milanese – dove l’altra sera, presso le Radici e Le ali, hanno raccontato le loro storie – e che sono ognuno a modo loro, ambasciatori di una mobilità low cost e low speed che si svolge a contatto diretto con il territorio e che riesce a regalare emozioni difficilmente raggiungibili con le alt(r)e velocità assicurate da un areo, un treno o un’automobile. I viaggi di questi “ciclisti della porta accanto”, normali e straordinari allo stesso tempo, trasmettono la passione per la bicicletta e testimoniano allo stesso tempo l’enorme versatilità di questo mezzo di locomozione che ha appena compiuto i suoi primi 150 anni.
Una versatilità che fa bene anche all’economia. Legambiente ha infatti stimato in oltre 4 miliardi di euro il Prodotto interno bici (Pib) delle regioni italiane, ovvero il valore stimato in termini di fatturato del settore e di risparmi sul fronte sanitario, infrastrutturale e ambientale. Un fatturato ricavato attraverso dieci parametri relativi alla mobilità urbana nelle varie regioni italiane: mercato bici, componentistica, accessori, riparazioni (1,161 miliardi); benefici sanitari legati ad attività fisica e conseguente riduzione sedentarietà (1,054 miliardi); benefici sociali e sanitari per i bambini (960 milioni); benefici derivanti dalla riduzione dell’assenteismo sui luoghi di lavoro (193,180 milioni); riduzione dei costi ambientali dei gas serra (94,390 milioni); riduzione dei costi sociali dei gas serra (428 milioni); miglioramento della qualità dell’aria (18,266 milioni); contenimento dei danni sanitari causati dal rumore (12,840 milioni); risparmio di carburante (127, 309 milioni); contenimento costi delle infrastrutture e dell'”artificializzazione” del territorio (Fonte: Legambiente, VeloLove, GRAB+).
Ai quattro miliardi di cui sopra bisogna poi aggiungere i due miliardi che arrivano dal settore del cicloturismo, e che sono però fatturati solo in alcune zone del paese.
Una cifra ragguardevole che dovrebbe spingere il nostro paese a fare di più per le due ruote. Nel 2015 la Federazione ciclisti europea ha collocato l’Italia al 17esimo posto nella classifica europea che vede sul podio Danimarca, Olanda e Svezia, nazioni che da anni stanno puntando sulla mobilità sostenibile.