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La Sociologia reclama più spazio e si apre ai territori

In calendario a metà ottobre un ciclo di eventi per coinvolgere l’opinione pubblica sui temi portanti di una disciplina che fornisce le chiavi di lettura per la comprensione dei cambiamenti sociali

Le sirene dell’individualismo e del populismo rischiano di compromettere la razionalità di un discorso fondato sui dati e non sulle fake. Consapevoli di questo rischio, oltre trenta università italiane daranno vita assieme, dal 13 al 20 ottobre, alla “Settimana della sociologia negli atenei italiani”, un “palinsesto di incontri con l’opinione pubblica” per aprire “una vertenza con le comunità e i territori in cui insistono”. Una risposta così larga è una “novità senza precedenti”, assicurano gli organizzatori che annunciano per il prossimo 11 ottobre a Roma (Centro Congresso Sapienza, via Salaria, 113) “Prove pubbliche di sociologia”, una conferenza stampa di presentazione dell’evento coordinata da Mario Morcellini (commissario all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e alla quale prenderanno parte fra gli altri il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva (presidente Istat), Giuseppe De Rita (presidente Censis) e Andrea Lenzi, presidente del Comitato nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Nel corso della conferenza stampa, verrà anche presentata la seconda edizione del Festival della Sociologia di Narni, che – forte del significativo successo di pubblico riportato l’anno scorso – si svolgerà nella cittadina umbra dal 13 al 15 ottobre alla presenza di “mostri sacri” della sociologia internazionale come Edgar Morin e figure di spicco come Dario Antiseri, l’epistemologo che ha fatto conoscere in Italia Karl Popper, Federico Butera, l’autore del libro Dal Castello alla rete, un saggio che ha affrontato, in tempi non sospetti, il cambiamento dei modelli organizzativi con l’avvento della società dell’innovazione, Alessandro Cavalli, storico sociologo e fra i fondatori del Gruppo Il Mulino e Michel Maffesoli, lo studioso francese che ha analizzato l’evoluzione delle società occidentali e l’avvento della post-modernità; ma anche Maria Caterina Federici, studiosa di processi sociali e di sicurezza, Franco Garelli che si occupa di processi culturali e fenomeni religiosi, e tanti altri. Il programma è davvero ricco e articolato. La due giorni di lavori si snoderà fra lectio magistralis, conversazioni sociologiche e workshop su temi quali la “modernità liquida”, la “sociologia del possibile”, la “qualità del lavoro al tempo di industria 4.0: quale spazio per il fattore umano?”, “la società della prestazione. Verso un totalitarismo del mercato?”, “Bauman, il consumo come compito”, “l’incertitudine nelle relazioni internazionali e nella geopolitica”, “scuola e lavoro al tempo dei robot”.
A chiudere questo poderoso ciclo di eventi, sarà giovedì 18 ottobre la Giornata Sociologica Sapienza che si terrà a Roma, nella sede di via Salaria.

Il mondo della Sociologia reclama, dunque, uno spazio pubblico. E lo fa denunciando allo stesso tempo un paradosso: “Quando c’è più bisogno di competenze sociali deputate a leggere i mutamenti in atto, con un’attenzione particolare al disagio connesso ai costi della crisi, e a fornire una “mediazione esperta”, le professioni relative soffrono di un declino strutturale, che si riverbera anche nella formazione universitaria”. Un paradosso per nulla secondario: le conoscenze dell’Università, e anzitutto quelle delle scienze sociali, diventano infatti più preziosi quando si registrano forme di indebolimento della politica e delle stesse classi dirigenti. “È in discussione il modello di sviluppo che il paese dovrà urgentemente darsi una volta lasciata alle spalle la crisi – affermano ancora gli organizzatori – sottolineando come non si possa lasciare “tutto lo spazio della discussione alle tifoserie da talk-show e ai toni concitati del referendum quotidiano dell’informazione. “Prima debbono venire le idee e i saperi, e la nostra Disciplina vuole dimostrare di saper tessere una nuova condivisione dei problemi e delle priorità”. Una “tessitura” alquanto urgente in questo particolare momento che vede il Paese di nuovo in crescita, ma ancora alle prese con le tossine lasciate da una crisi economica decennale che ha spalmato il disagio sociale su strati sempre più ampi della popolazione e che rischia di alimentare ulteriormente le sirene del populismo che non sono la soluzione al problema, ma il problema stesso.