L’indice Pmi composito dei direttori agli acquisti della zona euro - che riflette le valutazioni e le aspettative sull'attività economica - è rimasto invariato a luglio, a quota 46,4, restando dunque sotto la soglia dei 50 punti che rappresenta lo spartiacque fra recessione e crescita. I dati sono particolarmente negativi per il settore manifatturiero: qui l’indice è diminuito di un punto - a 44,1 - toccando i minimi degli ultimi 37 mesi.
La congiuntura negativa riguarda anche la Germania dove il terzo calo consecutivo (a 47,3 da 48,1) fa intendere che la maggiore economia europea potrebbe registrare una flessione nel terzo trimestre (dopo un probabile calo nel secondo) e trovarsi così indebolita dalla crisi del debito che sta ingolfando gran parte del Vecchio Continente. “C’è un quadro abbastanza evidente che le condizioni della Germania stanno peggiorando marcatamente, soprattutto nella manifattura e questo è un sintomo che la domanda interna ed estera continuano a peggiorare”, ha spiegato il capo economista di Markit, Chris Williamson. Secondo gli economisti, i dati sul Pmi indicano che il Pil dell'eurozona ha continuato a contrarsi nel corso del terzo trimestre, aumentando il rischio di una revisione al ribasso delle previsioni.
Ad essere pessimisti non sono solo i manager. Sempre a luglio, infatti, la fiducia dei consumatori dell'Eurozona è scesa a -21,6 punti (stima preliminare della Commissione Ue), toccando un livello che non si vedeva dall’agosto 2009. Il nuovo calo della fiducia dei consumatori è dovuto al crescente pessimismo sulle prospettive dell'economia, in particolare ai timore di perdere il posto di lavoro (che supera ampiamente fattori positivi come il calo dell'inflazione).
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